
Rimini
Dove la costa prende parola
A Rimini la parlata non arriva da un solo luogo: arriva da un bordo. Il nome che conta è riminese, una voce romagnola che porta dentro il mare ma non si lascia ridurre a cartolina balneare. Ha qualcosa di aperto, di rapido, di cordiale senza filtro, ma sotto questa immediatezza tiene anche una vena ironica, terrestre, perfino concreta, che la salva da ogni leggerezza finta. Il riminese non suona come una lingua da villeggiatura: suona piuttosto come una città che per secoli ha imparato a parlare a chi passa senza smettere di riconoscersi tra i propri.
Questo doppio registro si sente benissimo negli abitanti. Rimini sa essere accogliente, disponibile, disinvolta, ma non è affatto una città senza spessore. Ha una socialità naturale, spesso rumorosa nel modo migliore, e nello stesso tempo conserva una parte più domestica, più romagnola, più legata ai ritmi veri del vivere locale. Anche il cibo segue la stessa legge: piadina, pesce, pasta, vino, tavole che sembrano semplici e invece tengono insieme costa e campagna, ospitalità e identità.
E poi ci sono le usanze, i lungomari, i mercati, le piazze, il senso del ritrovarsi che qui non appare costruito: fa parte della respirazione normale del luogo. A fare da nervatura c’è il territorio, che a Rimini non è mai uno sfondo neutro. Il mare porta apertura, movimento, mescolanza; l’entroterra vicino rimette subito in circolo profondità, memoria, inflessioni diverse, consuetudini più antiche.
Per questo da Rimini possono nascere voci molto differenti: una parola dialettale, una figura da spiaggia o da borgo, un sapore netto, una tradizione di festa, un gesto di accoglienza, perfino un contrasto tra l’immagine che tutti credono di conoscere e la città vera che continua a vivere sotto.
Rimini comincia davvero quando smette di sembrarti soltanto esposta al sole e lascia emergere quella sua voce viva, mescolata e ostinata che viene dal mare ma non finisce lì.