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Palermo

La città che non smette di ribattere 


A Palermo la parlata non accompagna il mondo: gli risponde. Il nome giusto è palermitano, dentro il siciliano ma con una fisionomia urbana tutta sua, più teatrale del catanese in certi slanci, meno tagliente in apparenza, più capace di trasformare la frase in gesto, commento, scena e misura dei rapporti. Qui la lingua non serve solo a dire: serve a posizionarsi, a smorzare, a scherzare, a prendere le distanze o a stringerle di colpo. 


Anche gli abitanti, spesso, riflettono questo stesso ritmo: calorosi ma mai semplici, accoglienti ma pieni di sfumature, capaci di ironia, orgoglio, affetto e diffidenza nello spazio di poche battute. Lo si sente subito nei mercati, nelle strade, nei quartieri, nelle voci che escono dai balconi, nei modi di stare insieme che a Palermo non sembrano mai neutri.


 La città parla anche quando tace, e la tavola partecipa alla stessa intensità: arancine, panelle, sfincione, pasta con le sarde, dolci, fritti, sapori che non fanno da contorno alla vita ma ne diventano una forma visibile. E pure le tradizioni, religiose e civili, le feste, le devozioni, i soprannomi, i gesti di strada e di famiglia non sembrano mai semplice folclore: continuano a tenere in circolo un’identità che sa essere popolare, colta, ferita, splendida e contraddittoria nello stesso momento. 


A rendere Palermo quasi inesauribile è proprio questa densità continua di materia umana. Qui può diventare protagonista una parola dialettale, ma anche un mercato, un piatto, una santa, una piazza, un mestiere, un gesto di vicolo, una battuta, una memoria araba, normanna o spagnola che continua a vivere nel tono prima ancora che nelle pietre. Palermo non si lascia ridurre a una sola immagine, perché ogni sua parte sembra parlare con tutte le altre, e ciascuna voce porta già dentro il rumore complesso e vitale dell’intera città. 


Palermo ti resta addosso come certe conversazioni vere: credi di averle finite, e invece continuano a risponderti dentro molto dopo.

Si 'na negghia
Chi nicchi e nacchi
Sie comu na picata nta n’occhiu
Agneddu e Sucu e finiu u Vattiu
Assicutare buffa cassaro Cassaro
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