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Firenze

La città che prende in giro anche l’eleganza 


A Firenze la parlata non accompagna semplicemente la città: la smaschera. Il nome giusto è vernacolo fiorentino, e già basta a distinguerlo da un generico toscano, perché qui la lingua ha un carattere urbano inconfondibile, più affilato, più ironico, più pieno di sottintesi. Il vernacolo fiorentino non ama il compiacimento: preferisce la stoccata breve, la battuta che alleggerisce e insieme misura chi ha davanti. Anche per questo somiglia moltissimo agli abitanti, che sanno essere brillanti senza euforia, cordiali senza sdolcinature, capaci di un’ironia che può sembrare tagliente ma che spesso è il modo più fiorentino di prendere confidenza. Questo tono si riconosce anche fuori dalle parole. 


Firenze ha una bellezza talmente evidente da potersi permettere di non insistere, e proprio per questo il suo carattere vero si legge meglio nella vita quotidiana: nei mercati, nei quartieri, nei caffè, nei modi di stare insieme senza troppa esibizione. Anche la tavola segue questa stessa logica: ribollita, lampredotto, bistecca, sapori netti, popolari e orgogliosi, mai costruiti per fare scena. Le tradizioni cittadine, le feste, il lessico di strada, i soprannomi, perfino certi modi di commentare il mondo, tengono insieme eleganza e popolo con una naturalezza che altrove si rompe facilmente. 


A rendere Firenze così fertile di possibili voci è il fatto che qui la lingua non vive isolata, ma si intreccia di continuo con il paesaggio umano e simbolico della città. Può diventare protagonista una parola, ma anche un piatto, una maschera sociale, un gesto di bottega, una piazza, un’abitudine di quartiere, un modo tutto fiorentino di ridimensionare le cose senza mai svuotarle. In questa città il carattere non ha bisogno di gridare: gli basta sorridere di traverso. 


Firenze si capisce davvero quando smette di sembrarti solo bellissima e comincia a parlarti con quella voce arguta, obliqua e lucidissima che non ti lascia più in pace.

Reggere il moccolo
E ruba i'ffumo alle schiacciahe
Uscio e bottega
Finire col culo a terra
Eccolo! L'arria dopo e' fohi!
Sei un bischero
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