
Alghero
La città che porta il mare in più lingue
Ad Alghero la parlata non può mai essere una sola, e proprio qui sta una parte decisiva del suo fascino. Il tono locale nasce dentro il sistema sardo, ma porta anche la presenza fortissima dell’algherese di origine catalana, che rende la città diversa da ogni altra dell’isola. Qui la voce non è soltanto suono: è stratificazione viva, memoria che continua a passare attraverso le parole, il lessico, il ritmo, il modo di nominare il mondo.
Anche gli abitanti spesso riflettono questa stessa ricchezza: aperti, fieri, molto legati alla propria identità, capaci di una socialità luminosa ma tutt’altro che superficiale. La città conferma tutto nel modo in cui vive il proprio spazio. Le mura, il porto, il centro storico, il mare, i bastioni, le luci della sera, la vicinanza con la campagna e con i vini del territorio costruiscono un luogo che non ha bisogno di spiegarsi due volte. Anche la tavola segue questa pluralità coerente: pesce, aragosta, dolci, vini, sapori sardi e mediterranei che qui si incontrano senza confondersi.
E pure le tradizioni, religiose e civili, i ritmi del centro, le abitudini di porto e di passeggio mantengono una città che continua a parlare con più registri, ma senza perdere unità. A rendere Alghero fertilissima per una pagina di voci è proprio la sua natura plurale e compatta insieme. Qui può diventare protagonista una parola dialettale o catalana, ma anche un piatto, una barca, un rito, una figura di porto, una consuetudine di bastione, un dettaglio di mura o di mare che continua a modellare il comportamento delle persone. Alghero non si racconta bene come semplice città bella di costa: la sua voce migliore nasce dove lingua, storia e Mediterraneo continuano ancora a toccarsi.
Alghero si fa ricordare come certi luoghi di mare con più di una lingua dentro: sembrano limpidi subito, poi scopri che la loro profondità vera stava tutta nelle voci.